Il filobus


Altro esempio di semplice ingegneria applicata alla locomozione: materiale povero e del tutto naturale, per costruire una "macchina" che si muove da sola.

La chiameremo "filobus" per via del lungo filo collegato all'asta. In realtà la consuetudine di costruire questo tipo di mezzi è probabilmente precedente all'introduzione di quel veicolo nelle nostre città e, forse, l'idea è nata più per il gusto della sperimentazione meccanica che non per imitazione. Non è poi detto che la sua origine sia tutta cittadina.
Quanta ricchezza di invenzione e quanta fantasia racchiuda questo piccolo oggetto lo si può misurare nell'effetto di autentica meraviglia che immancabilmente si produce in chi assista a un collaudo o partecipi alla sua costruzione.

Indicazioni tecniche 


Occorrono: due coppie di ruote ottenute segando un tronco o con materiale di risulta, un'assicella o un pezzo di legno da cui ricavare la sagoma del mezzo e un tronchetto tagliato a metà da adibire a corpo anteriore della macchina, con un foro per accogliere la canna. Inoltre: una canna di fiume o di bambù, oppure una talea di castagno. Un bastoncino con funzioni di asse della ruota posteriore, alcuni chiodi e dello spago. Le ruote posteriori (motrici) saranno fissate al proprio asse con chiodi in modo da essere a lui solidali e quindi muoversi insieme.

Al centro dello stesso asse una scanalatura praticata con il temperino o con la roncola alloggerà il filo arrotolato, mentre un piccolo ferro terrà unito l'asse delle ruote al corpo della macchina, pur permettendogli di girare. Si fissano poi le ruote anteriori con chiodi, in modo che queste girino liberamente. Infine si sistema la canna al suo posto, collegandola allo spago che, a sua volta, sarà avvolto attorno all'asse posteriore. Srotolandosi con più o meno forza, a seconda della lunghezza e dell'elasticità della canna, lo spago imprimerà il movimento alla macchina.
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