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Che cos'è un indovinello





Se la domanda è solitamente un interrogativo che viene posto a chi ci sta di fronte perché si ignora la risposta e la si vuole conoscere, l'indovinello è un quesito che viene posto proprio perché se ne conosce perfettamente la risposta.

Proporre a qualcuno un indovinello vuol dire da un lato metterlo in difficoltà, e quindi con un pò di malizia divertirsi alle sue spalle, dall'altro spingerlo a spremersi le meningi per trovare una soluzione e aiutarlo a far buon uso del cervello, un esercizio importante per mantenersi in forma...

Definizione

L’enigma (dal gr. áinigma «discorso coperto») è una forma letteraria tradizionale nella quale un testo, normalmente in versi, fa allusione in modo più o meno criptico a un tema nascosto che il destinatario della comunicazione è sfidato a indovinare. Perindovinello si intende una varietà giocosa e popolare di enigma, che più frequentemente dell’enigma propone trabocchetti verbali o soluzioni particolarmente argute. I due generi non sempre possono esser distinti formalmente e i loro nomi vengono spesso usati in modo intercambiabile, con una connotazione letteraria e colta per enigma e una scherzosa e infantile per indovinello.

Le origini dell'Indovinello

Si chiama più comunemente con questo nome l'enigma popolare, breve, riferentesi a cose comunissime.

L'indovinello popolare ha generalmente struttura metrica e comincia con una formula che varia da luogo a luogo ( "Indovina, indovinaglia" in Sicilia; "Cosa, cosella" in Lucania; "Devine, devinaille" in Bretagna; "Adivina, adivinanza" in Andalusia; ecc.). 

A seconda del tipo si chiama: dubbio, quando contiene molteplici proposte e risposte; acchiapparello, quando serve ad "acchiappare" (burlare) con una seconda proposta a chi ha fatto la prima; passerotto, quando fa pensare l'interrogato a tante cose diverse, mentre la risposta è semplice e naturale.

Comunemente è descrittivo, ma può essere anche narrativo (indovinello-storia), e nell'una e nell'altra forma può trovarsi intercalato in un racconto, in una facezia, in una fiaba, se pure il racconto non abbia come motivo centrale l'indovinello stesso e la sua soluzione.

L'uso di questo componimento è universale, presso i popoli antichi e gli odierni, ma non sempre ha carattere di divertimento.

Da alcune tradizioni popolari si rileva che agli indovinelli venne talvolta attribuito un carattere ordalico, onde la soluzione faceva guadagnare la vita al condannato a morte, ottenere una sposa d'alto lignaggio a un uomo povero o di modesti natali e così via.

L'origine dell'indovinello è oscura; la si può far risalire al periodo mitico dell'umanità, quando alcune espressioni relative a fatti e fenomeni naturali avrebbero acquistato significato simbolico col passare di bocca in bocca e di generazione in generazione.

Mitologia

L'indovinello forse  più celebre è quello rivolto alla Sfinge.

La Sfinge, che si può ammirare nel deserto di Gizeh ai piedi delle piramidi, rappresenta un leone accovacciato con il volto del Faraone Chefren. L'imponente mostro, scolpito sulla roccia, è simbolo di virilità e di potere. Dall'antico Egitto la Sfinge passò nel mondo medioasiatico, diffondendosi fino all'ambiente minoico-miceneo. 

In Grecia assunse una forma femminile e alata. La mitologia la vuole figlia del serpente Echidna e di Tifone, inviata da Era su un'altura nelle vicinanze di Tebe per punire il re Laio che aveva sedotto Crisippo figlio di Pelope. 

Qui la Sfinge imponeva ai viandanti un indovinello: "Qual è l'animale che al mattino cammina con quattro gambe, a mezzodì con due e a sera con tre?". (L'uomo). Se i malcapitati non riuscivano a rispondere venivano divorati dal mostro. Soltanto Edipo riuscì a risolvere l'enigma e la Sfinge, adirata, ritenendo ormai inutile la sua esistenza, si lanciò dalla rupe uccidendosi. 
Per aver liberato la città da quel pericolo, i tibetani riconoscenti offrirono a Edipo il trono e la mano della regina Giocasta. 

I Romani, successivamente, tennero in molta considerazione l'aenigma, ovvero l'indovinello, che continuò a diffondersi dappertutto.




Fonte: treccani.it
dany62.altervista.org
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